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Il diavolo veste Prada 2: L'abito non fa il sequel
Niente mi spaventa più di un film che approda sulle piattaforme streaming dopo pochissime settimane dalla prima proiezione in sala, a prescindere dalla durata della sua tenuta al cinema. Terrore puro, a maggior ragione quando la pellicola ha registrato ottimi incassi al box office e le prime recensioni della critica sono state entusiaste.
È evidente come la contrazione della "finestra cinematografica" dai classici tre mesi a meno di trenta giorni risponda a ciniche strategie industriali. Riducendo i tempi, le produzioni massimizzano l'onda mediatica del lancio cinematografico risparmiando su una seconda campagna promozionale, arginano la pirateria e alimentano i cataloghi delle proprie piattaforme proprietarie per contenere l'abbandono degli abbonati. La sala non è più il traguardo economico, ma solo un costoso cartellone pubblicitario per il mercato domestico. Tutto molto logico, ma la mia resta una diffidenza viscerale, al di là delle logiche di mercato, di fronte a una transizione così repentina continuo a sentire puzza di fregatura. Il diavolo veste Prada 2 è la conferma definitiva di questo sospetto: un'operazione arrivata a record di velocità sugli schermi di casa, ma una grossa delusione per il sottoscritto.
Un tempo, l'attesa stessa dell'uscita di un film alimentava le aspettative e aiutava ad accettare eventuali difetti in una sorta di personale compromesso con la propria passione cinematografica. Oggi, l'illusoria certezza di avere tutto e subito ci rende meno pazienti e molto più esigenti. Eppure, la smania di catapultarsi di nuovo nel patinato mondo della moda era alle stelle. L'idea di rivedere Anne Hathaway e Meryl Streep vestire di nuovo i panni iconici di Andy Sachs e Miranda Priestly, a vent'anni esatti dal capostipite, era un richiamo irresistibile.
La realtà dei fatti, purtroppo, si è rivelata ben diversa. Questo sequel si dimostra un'operazione nostalgia priva di idee, un film che potremmo definire del tutto inutile. La sensazione dominante durante la visione è quella di una trama estremamente forzata, un semplice pretesto commerciale per rimettere insieme un cast stellare e sfoggiare abiti da capogiro. Manca una vera urgenza narrativa, si percepisce solo la volontà di monetizzare su un brand rimasto nel cuore del pubblico.
Non bastano le eleganti ambientazioni italiane a sollevare le sorti della pellicola, i volti e gli abiti semplicemente spettacolari dell'alta moda italiana. Il nostro bel paese resta uno sfondo cartolinesco che non aggiunge spessore alla vicenda. Il vero punto debole risiede nella scelta di far compiere alla protagonista lo stesso identico percorso del primo capitolo, riproponendo le medesime dinamiche conflittuali. La complessa relazione di odio e amore tra Andy e Miranda viene scimmiottata senza una reale evoluzione, giocando su sguardi e frecciatine che alla lunga risultano ripetitivi in quanto già visti.
Un film non si regge solo sugli abiti d'alta moda e sui grandi nomi in locandina: senza un'idea solida alla base, la magia del capolavoro originale resta inarrivabile, lasciando solo l'amaro in bocca per un'enorme occasione sprecata.
VOTO: 2 STELLE!
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